"IL RIFLETTORE" a cura di Carmelo Marrella

SCRITTI VARI

Cattivi maestri: negare l’olocausto è un’ assurdità storica senza precedenti

 Il professore Roberto Valvo del Liceo artistico Ripetta di Roma è un signore già vicino alla pensione, apparentemente tranquillo ed inoffensivo, caratteristiche, queste, comuni a molti altri suoi colleghi che insegnando storia dell’arte ha contribuito alla formazione scolastica dei suoi alunni. Il fatto è che questo signore fa parlare di sé per un tema che sta ricominciando a diventare notizia. L’attempato professore, infatti, emulo di altri suoi predecessori si è lasciato andare con esternazioni tacciabili di anacronistica contemporaneità affermandosi, in un certo modo, antisemita. Indirettamente , ovvero operando uno stemperamento della poderosa esperienza che gli studenti del Liceo avevano vissuto recandosi in gita scolastica ad Auschwitz.  Gli alunni raccontano: “volevamo parlare del viaggio ad Auschwitz e lui ci ha risposto che non gli importava di certi argomenti, che erano idee che non voleva portare avanti…. gli ebrei non sono italiani. Quali sono le prove della Shoah?” Secondo quanto riporta Ernesto Menicucci sul Corriere della Sera, il professore si sarebbe giustificato per le sue esternazioni dinanzi ad alcuni colleghi affermando: “…. sono stato provocato, volevo dire che i ragazzi devono pensare con la loro testa. E ho contestato il fine didattico di quel viaggio: portiamo gli studenti a vedere una cultura della morte, quando dovremmo pensare alla vita. Ma non ce l’ho con gli ebrei: ho avuto anche una ragazza di religione ebraica….”. Nessun commento ma solo una boutade, anche Hitler aveva avuto una donna ebrea, come balia e governante!

Cos’è la cultura della morte se non la negazione della cultura della vita, giusto per parafrasare un ebreo a caso, A. Heinstein. Attraverso questa “privazione di luce” è persino più facile intuire il senso della vita, la sua delicata e turbinosa preminenza. In “Se questo è un uomo” Primo Levi ricorda, con velato dire, dolorosamente, lo struggimento incontenibile (che lui pare vissuto) dei preparativi che anticipavano le deportazioni. Madri che celebrano per i loro figli il religioso cerimoniale dell’estrema ed ultima cura, della definitiva vestizione, donne che intonando preghiere e canti d’amore carezzavano i loro bambini e se ne accomiatano, oramai mute. Tutti negati dalla stessa furia omicida, attraverso una morte programmata col freddo calcolo di un ultimo viaggio verso i campi di sterminio. Contro tutto questo, ovvero contro la verità, si staglia il negazionismo, come una sorte di scuola di pensiero che raccoglie i suoi adepti non solo fra facinorosi e sanguinari assertori ma anche fra insospettabili e acculturati signori. Riportiamo alcuni nomi e casi emblematici: arrestati la scorsa estate in Belgio tali Verbeke e Reinonard rispettivamente un fiammingo ed un francese; sono stati condannati ad un anno di detenzione carceriera e a 25mila euro di multa perché inviavano libelli che negavano l’intero Olocausto. Negazionisti, si annoverano fra dichiarati studiosi di storia e persino fra zelanti tipografi, asserviti alle occulte ragioni di pochi, impuniti strateghi. Nel maggio 1979 Lèon Degrelle, “il capo del Rexismo belga, prima della seconda guerra mondiale e, durante questa, il comandante dei volontari belgi del fronte dell’Est, Divisione delle Waffen SS”Wallonia”, scrive una lettera al Papa Giovanni Paolo II ed alternando raziocinio e vaneggiamento si evidenziò quale esempio di sintesi negazionista o peggio ancora riduzionista. Si, perché una forma di riduzionismo potrebbe persino rivelarsi più grave e pernicioso dell’azzeramento totale dei misfatti storici, realmente avvenuti. La lettera venne scritta prima della visita del Papa in Polonia, presso il campo di concentramento di Auschwitz. Cosa può importare “se i forni crematori (di Auschwitz sono, secondo il Degrelle) fiammanti di mattoni refrattari immacolati”? Questo non consola e non smorza il dolore che comunque vi è stato cosparso, come ceneri profanate e disperse.

La memoria non basta, l’amore per la vita è il punto. Anche i demoni  sanno dell’esistenza di Dio, della Sua onnipotenza. La differenza consiste però, nell’amarlo.

   CARMELO MARRELLA

si ringrazia, come sempre, per la collaborazione nella digitalizzazione del testo l'amico GABRIELE GALLEA

      

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