"IL RIFLETTORE" a cura di Carmelo Marrella

SCRITTI VARI

"Scienza e coscenza" riflessioni su Eluana Englaro.


di Patrizia Quattrocchi

  Abbiamo scoperto con Eluana che esiste accanto ad una speranza spesso tacciata d’essere, ipocritamente, un accanimento terapeutico, una forma opposta di accanimento, di tipo antiterapeutico. Molti di noi ancora non comprendono il perché di una scelta così secca, così asciutta da parte del padre di Eluana, di staccarle la spina. Questa sua volontà di strapparla alle attenzioni delle suore misericordine, disponibili ad occuparsene, senza limiti di tempo e di condizioni, non è comprensibile e minimamente condivisibile. Eluana, infatti, non necessitava di cure mediche ma di naturali e quotidiane attenzioni, come noi tutti, legate alla nutrizione ed alla pulizia personale. La Quiete è stata la clinica che si è occupata di seguire il viatico programmato della giovane Eluana, la cui vita manifesta si è sospesa a venti anni, mentre quella insondabile ha continuato la sua marcia cronologica per altri diciassette, prima del disarcionamento eutanasico.  La quiete però non c’entra,  il nome è un paradosso che sottolinea una situazione opposta e contraria persino nei termini linguistici. Preoccupazione, piuttosto, o caos, insondabile tormento interiore, questi fuochi avranno tessuto l’attesa del padre, affilato il suo sguardo, affranto la sua speranza, trasformandolo in padre abortista. Il paragone viene automatico, se una madre può provocare un aborto, un padre potrà pretendere di staccare la spina ad una figlia che si è involuta alla condizione semifetale, generata dalla sua umana biologia ma che potrebbe non  coinvolgerne più la  genitorialità.   Abbiamo sperato che almeno le contraddizioni e le insufficienze legislative venissero in soccorso ad Eluana per una possibilità di salvezza e di appoggio alle tante e nobili iniziative degli attivisti contrari alla eutanasia, alla sua morte. L’intervento a Udine dell’arcivescovo Pietro Brollo quando ha annunciato la veglia di preghiera, ha rivolto un appello alle coscienze affermando: “Accogliamo Eluana per farla vivere. Mi rivolgo alla coscienza di tutti, perché chi ha chiaro di essere al cospetto di una persona vivente non esiti a volerne la tutela, mentre quanti dubitano ancora abbiano la prudenza di astenersi da qualsiasi decisione irreparabile. Il solo dovere che ha la società nei suoi confronti è di aiutarla a vivere”. Il Presidente della Repubblica, invece, novello Pilato, non ha firmato il Decreto che tempestivamente avrebbe potuto accogliere, costringendo ad una lungaggine legislativa che è costata la sete, la fame ed il dolore ad Eluana e che non le ha risparmiato la vita. Ha ignorato dolosamente che un bicchiere d’acqua non si nega neppure ad un condannato a morte ma solo ad un martire. Il presidente della Repubblica contravvenendo ad un suo dovere etico e morale di tutela e di rappresentanza  di una più generale ragione popolare, ha ridotto a caratteri minuscoli il suo Titolo ed ha rappresentato una voce neppure laica piuttosto atea ed individuale, della sua persona, coincidente con quella porzione di ateismo che predica i sit-in e si nutre come falsi mistici e fasulli anacoreti con pane ed acqua, promuovendo però una morte calcolata con il disarmonico timer della loro becera idea di vita, di libertà e di democrazia. La sua scelta da finto progressista corrisponde invece a quella di un anacronistico satrapo. La legge di natura ci ha educati a ritenere naturale che siano i figli a sopravvivere ai padri e non il contrario, anzi quando questo avviene, per le infauste sorti che la vita a volte riserva, comunemente ce ne accoriamo sorpresi. Biblicamente ci viene in soccorso la prova di Abramo col figlio Isacco  risparmiato da Dio poiché l’ara dell’offerta non prevede sacrifici umani; tanto meno ad opera dei padri. Eticamente non è possibile programmare la propria morte o quella dei propri congiunti, neppure quando si è pressati dalla ossessione della propria fine e dall’ignara delega ai posteri dell’assistenza al  congiunto che sopravvive. Mi chiedo se dopo tutte le prove a cui era stato sottoposto, tristemente, psicologicamente, il padre di Eluana avesse conservato le facoltà per mantenerne la tutela. Questo suo accanimento  a volersela staccare dal fianco sembra specialmente adesso che Eluana ha tolto il disturbo… un gesto fortemente antipaterno e disarmonico che svela un dolore incoercibile ed una trabocchevole, umana infelicità. Allo stato attuale registriamo una imperdonabile crudeltà, un padre che non ha sufficientemente tutelato la figlia, secondo il mio personale punto di vista,  ed un presidente della Repubblica che non è più depositario di Titolo. Mentre mi preoccupo di memorizzare col nome di Eluana questo mio scritto cliccando  salva con nome  persino il computer sembra paradossalmente riproporne il dramma. Due infatti sono le opzioni che avanza: Salva e Annulla. Con forza scelgo Salva… nonostante tutto, nonostante la sua fine…

             AGRIGENTO Lì 10 febbraio 2009                                                        

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