STORIA DELLA SICILIA ROMANA

La dominazione romana in Sicilia iniziò il 10 marzo 241 (con la vittoria di Torquato Attico e Catulo sulle truppe cartaginesi di Annone nella battaglia delle isole Egadi) e si concluse nel 440, con la spedizione del vandalo Genserico, che conquistò l'isola.
Indice

1 - Periodo Repubblicano

Roma cominciò a intervenire in Sicilia in occasione degli scontri tra i Mamertini di Messina e i Siracusani, durante la prima guerra punica. Alla fine della guerra Roma aveva occupato gran parte dell'isola, eccetto Siracusa che rimase indipendente.

Il tiranno aretuseo, Geronimo, durante la seconda guerra punica, cambiando le alleanze, attirò nuove truppe romane alle porte di Siracusa. Anche i cartaginesi mandarono truppe nell'isola e fra Palermo, Siracusa, Agrigento e Enna, Roma e Cartagine si affrontarono direttamente in battaglie e assedi alternandosi a tratti nel controllo dell'isola. La conclusione di questa parte della guerra avvenne con la presa di Siracusa da parte delle forze di Marco Claudio Marcello, con la famosa morte di Archimede che aveva aiutato la sua città con le sue macchine e con i suoi specchi ustiori. Siracusa poi - non più regno alleato - verrà inglobata nella Provincia di Sicilia di cui diventerà capitale. La Sicilia divenne così la prima provincia territoriale di Roma e una delle più prospere e tranquille, sebbene la sua storia sia stata turbata da due gravi episodi di rivolta servile, una in Sicilia orientale dal 140 al 132 a.C., capeggiata da Euno e soffocata dal console Publio Rupilio ; l'altra in Sicilia occidentale dal 101 al 97 a.C., capeggiata da Salvio Trifone e soffocata da Manio Aquilio: entrambe sono state trattate da Diodoro Siculo, con dovizia di particolari che consentono, fra l'altro, di avere un'idea della massiccia presenza di schiavi in Sicilia (200.000 circa), del loro sfruttamento e, conseguentemente, delle attività economiche ivi praticate. Il governo isolano fu riorganizzato sotto la guida di un pretore, coadiuvato da due questori, uno a Siracusa e l'altro a Lilibeo e da un consiglio provinciale che però non aveva poteri effettivi. Durante il governo repubblicano romano, tutte le città godevano di una certa autonomia ed emettevano monete di piccolo taglio, ma si diversificavano tra loro per il tipo di organizzazione amministrativa. Ad esempio Messina Tauromenio e Netum (= Noto) erano civitates foederatae, in quanto già alleate di Roma, Segesta e Palermo erano liberae ac immunes; altre erano civitates decumanae, cioè pagavano la decima secondo il sistema già in uso ai tempi di Gerone II fornendo così a Roma un tributo annuo di circa 2 milioni di moggi di grano (un quinto del fabbisogno dell'Urbe). Altre città ancora erano le civitates censoriae, comunità la cui terra era stata confiscata e resa ager publicus e per la quale dovevano pagare un affitto, oltre alla decima. L'accordo fra i triumviri Antonio, Ottaviano e Lepido riconosce nel 39 a.C. a Sesto Pompeo, figlio di Pompeo Magno, la giurisdizione sulla Sicilia, oltre che su Sardegna e Corsica. Più tardi, però, le guerre civili si concludono con la vittoria definitiva di Ottaviano e Sesto Pompeo viene sconfitto da Agrippa.

2- Periodo imperiale

Passate le guerre civili e consolidatosi il regime augusteo, la Sicilia tornò a prosperare come prima, mentre cultura greca e latina continuavano a coabitare. Augusto sostituì la vecchia decima con una nuova imposta fissa e cambiò l'organizzazione amministrativa delle comunità locali, ancora legata ai vecchi schemi organizzativi greci, concedendo la cittadinanza romana a Messina, Centuripe e alcune altre città, fondando colonie di veterani in varie località della Sicilia (Siracusa, Tauromenio, Palermo, Catania, Tindari e Termini), e creando municipi latini, dei quali alcuni soggetti a tassazione e alcuni altri esenti.

3 - Economia

In seguito alle guerre puniche si erano avuti grandi accaparramenti di terre e ciò portò alla formazione di grandi latifondi lavorati da manodopera servile, le cui cattive condizioni di lavoro portarono alle rivolte. In questi latifondi fu incoraggiata soprattutto la coltura del frumento e ciò fece dell'isola uno dei granai di Roma e una delle province romane più ricche. Ciò dette impulso anche ad altre attività nell'isola, principalmente l'industria navale che sfruttava le dense foreste isolane, e il commercio, soprattutto con Gallia, Spagna e Africa. Con l'avvento del regime imperiale il latifondismo rimase la principale forma di conduzione fondiaria, ma nonostante il declino della coltura cerearicola continuarono a fiorire villaggi e piccoli possedimenti e non si ebbe alcuna diminuzione della popolazione. La situazione economica dell'isola cominciò a decadere durante il governo degli Antonini e fu compromessa con le invasioni barbariche e il successivo dominio bizantino.

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