STORIA DELLA SICILIA BIZANTINA

La Sicilia, dopo la caduta dell' Impero Romano d'Occidente, fu conquistata dai barbari di Odoacre. Nel 468 sotto il re Genserico, i vandali dell' Africa conquistano la Sicilia, e la Sardegna. I vandali restituirono l'isola a Odoacre dietro compenso di un grosso tributo, ma più tardi re Teodorico non manterrà l'impegno, pur rifiutandosi di restituire l'isola ai vandali.
Indice

1- La conquista Bizantina

Nel 535, durante la guerra gotica, l'isola fu occupata da Belisario e fu annessa all' Impero bizantino. All'inizio del VII secolo la Sicilia diventò un thema per ordine dell'Imperatore Eraclio I di Bisanzio. Sempre nel VII secolo gli arabi iniziarono a fare molte incursioni sulla Sicilia, perché gli arabi la reputavano un punto strategico, da dove si poteva controllare tutto il mar Mediterraneo.

2- Primo tentativo di invasione Araba

La disgregazione dell'Impero bizantino e la sua debolezza si facevano pesantemente sentire in Sicilia, alimentando un certo malcontento, in un'area che da sempre, sia politicamente che culturalmente, si sentiva più vicina ed attratta da Roma e da quello che fu l'Impero d'Occidente piuttosto che da Costantinopoli e dall'Impero bizantino. Tra l' 803 e l' 820 l'efficienza bizantina nel quadrante centrale del Mediterraneo cominciò a decrescere vistosamente, in concomitanza con il governo dell' Imperatrice Irene di Bisanzio mentre la vicenda di Tommaso lo Slavo contribuiva ad accrescere lo stato di debolezza dell'Impero.

Le Cube bizantine

La «cuba» è un edificio religioso d'epoca bizantina presente in Sicilia. Si presentano a pianta quadrata con una cupola e solitamente a tre absidi a trifoglio di cui uno principale orientato verso oriente, nell'esempio delle chiese ortodosse.

Il termine di «cuba» ha una origine misteriosa ed è stata oggetto di studio. Secondo alcuni il termine deriverebbe dal latino "cupa" (botte) e "cupula" (botticella) o dall'arabo "cuba" (fossa, deposito). In dialetto si citano spesso le chiesette di campagna come "cubole".

Nei pressi di Castiglione di Sicilia (CT) si trova la cuba di Santa Domenica, forse la più importante presente in Sicilia, monumento nazionale dal 1909. L'edificio ha le caratteristiche tipiche della cuba e fu costruito con pietra, blocchi lavici, malta e materiali in cotto intorno al VIII secolo. Nella facciata si trova una trifora di dimensioni considerevoli. All'interno la cupola centrale è arrichita da volte a crociera e da minime tracce degli intonaci originali. Dopo anni di degrado la chiesa è stata oggetto di restauro negli ultimi anni.

Nella parte occidentale dell'isola, e precisamente a Castelvetrano (TP)si trova la cuba di Delia dedicata alla SS.Trinità del XIII secolo. Scoperta e valorizzata grazie al restauro dell'architetto Giuseppe Patricolo (1880) è internamente arricchita da intreccio geometrico con una serie di figure geometrico a rombi, esagoni e stelle a sei punte. A Mazara del Vallo, si trova la cuba di San Nicolò Regale, simile a quella di Delia ma poco conosciuta.

Altre cube oggi si trovano nel territorio di Malvagna di dimensioni minori e rencentemente restaurata, a Dagala del Re ( Santa Venerina), a Torrenova e nel siracusano. Il turmarca della flotta bizantina Eufemio di Messina, che s'era impadronito del potere in Sicilia con l'aiuto di vari nobili, chiese l'aiuto degli Arabi nell' 825 per tutelare il suo dominio sull'isola. I Bizantini reagirono duramente sotto la guida di Fotino e Eufemio, battuto a Siracusa, scappò in Ifriqiya. Lì trovò rifugio presso l' emiro aghlabide di Qayrawan, Ziyadat Allah I, cui chiese aiuti per realizzare uno sbarco in Sicilia e cacciare gli odiati Bizantini. Gli Aghlabidi erano allora squassati da un acuto contrasto che contrapponeva la componente indigena berbera, islamizzata in seguito alle prime conquiste islamiche del VII secolo e condotta da Mansur al-Tunbudhi, all'esercito arabo che era giunto in Ifriqiya (all'incirca l'attuale Tunisia) all'epoca dell'istituzione dell'Emirato, per volere del califfo Harun al-Rashid col primo Emiro Ibrahim ibn al-Aghlab. I musulmani, che forse avevano già progettato un'invasione delle Sicilia, prepararono una flotta di 70 navi, chiamando al jihad marittimo il maggior numero di volontari, ufficialmente per assolvere a un obbligo morale ma di fatto per allontanare dall' Ifriqiya il maggior numero possibile di sudditi facinorosi che non avevano mancato di creare gravi tensioni, tanto nelle fila della componente araba quanto all'interno dei ranghi berberi, con grave nocumento per la popolazione civile.

3- La conquista Araba

L'invasione ebbe inizio il 17 giugno dell' 827 e lo stuolo in gran parte berbero (ma alla guida di elementi arabi o persiani), fu affidato al qadi di Qayrawan, Asad b. al-Furat, grande giurisperito malikita autore della notissima Asadiyya, di origine persiana del Khorasan. Lo sbarco avvenne nei pressi di Capo Granitola, vicino Mazara del Vallo e fu occupata Marsala (in arabo Marsa ‘Ali, il porto di ‘Ali o Marsa Allah, il porto di Dio) ed entrambi i centri furono fortificati e usati come testa di ponte e base di attracco per le navi. La spedizione che voleva con ogni probabilità (al di là del leggendario racconto cristiano) effettuare una razzia in profondità dell'isola, non s'illuse di poter superare le formidabili difese di Siracusa, la capitale bizantina dell'isola, ma la sostanziale debolezza bizantina, da poco uscita da un duro conflitto contro l’usurpatore Tommaso lo Slavo, fece prospettare ad Asad la concreta possibilità che l'iniziale intento strategico potesse essere facilmente mutato in una spedizione di vera e propria conquista. Superato in uno scontro dall'indeterminata ampiezza un non meglio identificato Balatas (Curopalates ?), messo in fuga presso Corleone, e superata quindi alla meglio nell’ 828 un’epidemia probabilmente di colera che portò alla morte per dissenteria lo stesso Asad (sostituito da Muhammad b. Abi l-Jawari per volere degli stessi soldati (Amari, 1933, I:407), i musulmani ottennero rinforzi nell’830, in parte dall’Ifriqiya (allora impegnata a respingere l'attacco del duca di Lucca, Bonifacio II) e in maggior parte da al-Andalus, mentre in Sicilia giunse un gruppo di mercenari al comando del berbero Asbagh b. Wakil, detto Farghalus. Fu così possibile ai musulmani - che già avevano preso Girgenti (oggi Agrigento, rimasta sempre a stragrande maggioranza berbera) - espugnare nell’agosto-settembre dell'831 Palermo, eletta capitale della Sicilia islamica ( Siqilliyya ), quindi Messina, Modica (845) e Ragusa, mentre Castrogiovanni (oggi Enna) fu presa solo nell’ 859. Resisteva Siracusa, sede dello strategos da cui dipendevano tanto il drungariato di Malta quanto le arcontie (ducati) di Calabria, di Otranto e, almeno teoricamente, di Napoli.

Fu necessario più d’un decennio per piegare la resistenza degli abitanti del solo Val di Mazara e ancor più per impadronirsi tra l’841 e l’859 del Val di Noto e del Val Dèmone. Siracusa, superato il blocco impostole nell’872-3 da Khafaja b. Sufyan b. Sawadan, cadde il 21 maggio 878, a oltre mezzo secolo dal primo sbarco, al termine d’un implacabile assedio che si concluse col massacro di 5.000 abitanti e con la schiavitù dei sopravvissuti, riscattati solo molti anni più tardi. L'ultima roccaforte importante della resistenza bizantina a cedere fu Tauromenium ( Taormina) il 1° agosto del 902 sotto gli attacchi dell' emiro Ibrahim b. Ahmad. L'ultimo lembo di terra bizantino a resistere ai musulmani fu Rometta che capitolò solo nel 963. Ibrahim II, dismessi i panni da Emiro aghlabide per il veto opposto alla sua nomina dal califfo abbaside di Baghdad, nella sua volontà di prosecuzione del jihad, tentò di risalire l' Italia per poi giungere, si disse con grande fantasia, fino a Costantinopoli. Passò pertanto lo Stretto e percorse in direzione nord la Calabria. Non trovò particolare resistenza ma la sua marcia si arrestò nei dintorni di Cosenza che forse fu la prima città ad opporre una certa resistenza all'invasione. Tuttavia l'arresto avvenne probabilmente più per il disordine con cui le operazioni militari furono svolte e per la carenza di conduzione militare e di concreti risultati. Inoltre Ibrahim, colto da dissenteria, spirò in breve tempo e le sue truppe, al limite dello sbando, si ritirarono. Così si concluse la velleitaria conquista della "Terra grande" (al-ar? al-kabira).

4- Tentativo di riconquista bizantina

Si sa che Basilio II di Bisanzio nel 1025 aveva progettato la riconquista della Sicilia. Ma non poté iniziarla perché morì nello stesso anno. Il piano di Basilio fu dimenticato per alcuni anni, ma poi l'imperatore Michele IV di Bisanzio, ritrovando le carte del progetto di Basilio, e appena le vide ne fu entusiasta, e volle iniziare subito questa campagna di riconquista, che venne affidata al grande generale Giorgio Maniace Durante il XI secolo nella Sicilia musulmana si ebbe una profonda crisi politica che oppose l’imam fatimida ai governatori Kalbidi, che alla fine vennero vinti e furono allotanati. Dello scontro approfittarono i bizantini che richiamati dai Kalbiti nel 1038 intrapresero un effimero tentativo di riconquista dell'isola. Alla testa della spedizione bizantina vi era Stefano, fratello dell'imperatore Michele IV il Paflagone, mentre il comando militare delle truppe era affidato al generale Maniace. Le truppe erano formate inoltre da numerosi lombardi esuli comandati da Arduino e da una compagnia di normanni comandati dal futuro re di Sicilia Gugliemo. La spedizione usò come testa di ponte la base di Reggio Calabria e quindi varcato lo stretto, occupò prima Messina e quindi si diresse verso l'antica capitale dell'isola Siracusa. Maniace fu l'unico condottiero che riuscì, prima dei Normanni e seppur temporaneamente (sino probabilmente al 1043), a liberare la città aretusea dai musulmani. A testimonianza di quella impresa mandò le reliquie di Santa Lucia a Costantinopoli e fece costruire in città una fortilizio che ancora oggi, pur se ampliato porta il nome di Castello di Maniace. Anche la trafugazione delle reliquie di santa Agata avvenuta durante l' XI secolo avvenne probabilmente per mano della stessa spedizione. Una leggenda vuole che, fosse stato lo stesso generale bizantino a trafugare le reliquie della santa di Catania e che, una volta partito, fu costretto a ritornare a causa di una furiosa tempesta ed a custodire la salma in una casetta, in attesa che si placasse il maltempo. Nel 1040 tra Randazzo e Troina sconfisse le truppe musulmane di Abdallah. Nei pressi del luogo della battaglia, venne fondato il monastero di Santa Maria di Maniace. L'antico cenobio si trova oggi vicino il paese di Maniace in provincia di Catania, anch'esso battezzato così in un secondo tempo in onore del generale bizantino. Abdallah, pur sconfitto riuscì a mettersi in salvo, per fortuna o forse per un errore di strategia di Stefano che si rifiutò d'affrontarlo. Tuttavia una serie di eventi funesti, dissidi ed una rivolta di Arduino legata a contrasti riguardanti la ricompensa - metteranno in crisi la spedizione che dovrà abbandonare la Sicilia e ritirarsi sino in Puglia. Nel 1043 alla testa dell'esercito Giorgio Maniace represse la rivolta, costituita da normanni e lombardi e grazie al buon compimento della battaglia, i suoi soldati lo nominarono Imperatore Bizantino, al posto di Costantino IX.

INDIETRO VIAGGI HOME PAGE