STORIA DELLA SICILIA ARABA

1- Contesto storico precedente all'invasione

Già a partire dal VII secolo l'isola aveva subito molte incursioni musulmane. Gli Arabi si erano attestati sulla sponda africana del Mar Mediterraneo, avevano già conquistato parte della Spagna e le isole di Malta e Pantelleria. La Sicilia era ritenuta strategica per il controllo del Mediterraneo a discapito dei rivali Bizantini. La disgregazione dell' Impero bizantino e la sua debolezza si facevano pesantemente sentire in Sicilia, alimentando un certo malcontento, in un'area che da sempre, sia politicamente che culturalmente, si sentiva più vicina ed attratta da Roma e da quello che fu l' Impero d'Occidente piuttosto che da Costantinopoli e dall' Impero d'Oriente. Tra l' 803 e l' 820 l'efficienza bizantina nel quadrante centrale del Mediterraneo cominciò a decrescere vistosamente, in concomitanza con il governo dell' Imperatrice Irene mentre la vicenda di Tommaso lo Slavo contribuiva ad accrescere lo stato di debolezza dell'Impero. Il turmarca della flotta bizantina Eufemio di Messina, che s'era impadronito del potere in Sicilia con l'aiuto di vari nobili, chiese l'aiuto degli Arabi nell' 825 per tutelare il suo dominio sull'isola. I Bizantini reagirono duramente sotto la guida di Fotino e Eufemio, battuto a Siracusa, scappò in Ifriqiya. Lì trovò rifugio presso l' emiro aghlabide di Qayrawan, Ziyadat Allah I, cui chiese aiuti per realizzare uno sbarco in Sicilia e cacciare gli odiati bizantini. Gli Aghlabidi erano allora squassati da un acuto contrasto che contrapponeva la componente indigena berbera, islamizzata in seguito alle prime conquiste islamiche del VII secolo e condotta da Man?ur al-Tunbudhi, all'esercito arabo che era giunto in Ifriqiya (all'incirca l'attuale Tunisia) all'epoca dell'istituzione dell'Emirato, per volere del califfo Harun al-Rashid col primo Emiro Ibrahim ibn al-Aghlab. I musulmani, che forse avevano già progettato un'invasione delle Sicilia, prepararono una flotta di 70 navi, chiamando al jihad marittimo il maggior numero di volontari, ufficialmente per assolvere a un obbligo morale ma di fatto per allontanare dall' Ifriqiya il maggior numero possibile di sudditi facinorosi che non avevano mancato di creare gravi tensioni, tanto nelle fila della componente araba quanto all'interno dei ranghi berberi, con grave nocumento per la popolazione civile.

2- Linvasione Musulmana

L'invasione ebbe inizio il 17 giugno dell' 827 e lo stuolo in gran parte berbero (ma alla guida di elementi arabi o persiani), fu affidato al qadi di Qayrawan, Asad b. al-Furat, grande giurisperito malikita autore della notissima Asadiyya, di origine persiana del Khorasan. Lo sbarco avvenne il giorno seguente nei pressi di Capo Granitola, vicino Mazara del Vallo e fu occupata Marsala (in arabo Marsa ?Ali, il porto di ?Ali o Marsa Allah, il porto di Dio) ed entrambi i centri furono fortificati e usati come testa di ponte e base di attracco per le navi. La spedizione che voleva con ogni probabilità (al di là del leggendario racconto cristiano) effettuare una razzia in profondità dell'isola, non s'illuse di poter superare le formidabili difese di Siracusa, la capitale bizantina dell'isola, ma la sostanziale debolezza bizantina, da poco uscita da un duro conflitto contro l’usurpatore Tommaso lo Slavo, fece prospettare ad Asad la concreta possibilità che l'iniziale intento strategico potesse essere facilmente mutato in una spedizione di vera e propria conquista. Superato in uno scontro dall'indeterminata ampiezza un non meglio identificato Balatas (Curopalates ?), messo in fuga presso Corleone, e superata quindi alla meglio nell' 828 un'epidemia probabilmente di colera che portò alla morte per dissenteria lo stesso Asad (sostituito da Muhammad b. Abi l-Jawari per volere degli stessi soldati [1]), i musulmani ottennero rinforzi nell'830, in parte dall'Ifriqiya (allora impegnata a respingere l'attacco del duca di Lucca, Bonifacio II) e in maggior parte da al-Andalus, mentre in Sicilia giunse un gruppo di mercenari al comando del berbero Asbagh b. Wakil, detto Farghalus. Fu così possibile ai musulmani - che già avevano preso Girgenti (oggi Agrigento, rimasta sempre a stragrande maggioranza berbera) - espugnare nell'agosto-settembre dell'831 Palermo, eletta capitale della Sicilia islamica ( Siqilliyya ), quindi Messina, Modica e Ragusa, mentre Castrogiovanni (oggi Enna) fu presa solo nell' 859. Resisteva Siracusa, sede dello strategos da cui dipendevano tanto il drungariato di Malta quanto le arcontie (ducati) di Calabria, di Otranto e, almeno teoricamente, di Napoli. Fu necessario più d'un decennio per piegare la resistenza degli abitanti del solo Val di Mazara e ancor più per impadronirsi tra l'841 e l'859 del Val di Noto e del Val Dèmone. Siracusa, superato il blocco impostale nell'872-3 da Khafaja b. Sufyan b. Sawadan, cadde il 21 maggio 878, a oltre mezzo secolo dal primo sbarco, al termine d'un implacabile assedio che si concluse col massacro di 5.000 abitanti e con la schiavitù dei sopravvissuti, riscattati solo molti anni più tardi. L'ultima roccaforte importante della resistenza bizantina a cedere fu Tauromenium ( Taormina) il 1° agosto del 902 sotto gli attacchi dell' emiro Ibrahim b. Ahmad. L'ultimo lembo di terra bizantino a resistere ai musulmani fu Rometta che capitolò solo nel 963. Ibrahim II, dismessi i panni da Emiro aghlabide per il veto opposto alla sua nomina dal califfo abbaside di Baghdad, nella sua volontà di prosecuzione del jihad, tentò di risalire l' Italia per poi giungere, si disse con grande fantasia, fino a Costantinopoli. Passò pertanto lo Stretto e percorse in direzione nord la Calabria. Non trovò particolare resistenza ma la sua marcia si arrestò nei dintorni di Cosenza che forse fu la prima città ad opporre una certa resistenza all'invasione. Tuttavia l'arresto avvenne probabilmente più per il disordine con cui le operazioni militari furono svolte e per la carenza di conduzione militare e di concreti risultati. Inoltre Ibrahim, colto da dissenteria, spirò in breve tempo e le sue truppe, al limite dello sbando, si ritirarono. Così si concluse la velleitaria conquista della "Terra grande" (al-ar? al-kabira).

SICILIA ARABA

3- Contesto economico, culturale e sociale.

La Sicilia, con la conquista, rifiorì sia economicamente che culturalmente e godette di un periodo lungo di pace e prosperità. Vennero introdotte tecniche innovative nell'agricoltura, dove, abolita la monocoltura del grano che risaliva al tardo impero, si passò alla varietà delle coltivazioni. Nel commercio l'isola fu inserita in un'estesa rete marittima, divenendo il punto nevralgico degli scambi mediterranei. I musulmani non cercarono di islamizzare direttamente i Siciliani (anche se indirettamente non mancarono argomenti a favore delle conversioni all'Islam). La parte occidentale si convertì comunque quasi al 50% mentre la parte orientale prevalentemente mantenne la fede cristiana. Generalmente i musulmani si mostrarono tolleranti con i cristiani , ai quali applicavano l'usuale statuto giuridico della dhimma (la "protezione" offerta ai sudditi di altre fedi monoteistiche dietro pagamento di una tassa di capitazione, detta jizya, e di un'eventuale imposta fondiaria, detta kharaj ), consentendo comunque loro il culto in forma privata e nelle chiese già esistenti. Palermo scelta dall'emiro come capitale ebbe un notevole sviluppo urbanistico. Divenne potente e popolosa. Ibn Hawqal, mercante e geografo nel X secolo nel suo Viaggio in Sicilia parla di Palermo come città dalle trecento moschee. Alcuni personaggi importanti vissuti nell'epoca islamica della Sicilia, si distinsero nelle tecniche, nel diritto, nelle lettere e nelle scienze fra cui Muhammad b. Khurasan, Isma?il b. Khalaf, Yahyà b. ‘Umar, ?Abd al-Rahman b. Hasan, Ja?far b. Yusuf e Ibn al-Khayyat. Negli studi linguistici si ricorda Musà b. Asbagh, Abu ?Abd Allah Muhammad al-Kattani e Sa?id b. Fatihun.

4- Il potere

La Sicilia fu gestita in piena indipendenza di fatto dal resto del mondo arabo, anche se formalmente non fu contestato mai il vincolo di dipendenza dagli Aghlabidi dapprima e dai Fatimidi poi. Palermo (Balarm) fu designata capitale in quanto residenza dell' Emiro. Costui era a capo dell'esercito, dell'amministrazione, della giustizia e batteva moneta. È anche assai probabile che a Palermo fosse attivo un ?iraz, laboratorio in cui le autorità sovrane facevano creare tessuti di grande pregio (spesso concessi in segno di apprezzamento ai propri sudditi per premiarli della loro opera o come dono di Stato nel caso dell'invio o del ricevimento di ambascerie straniere) . L'Emiro - che risiedeva nel Palazzo attualmente ospitante la Cappella Palatina (i cui locali inferiori hanno mantenuto visibilmente l'impianto architettonico tipico della cultura aghlabide), nominava i governatori delle città maggiori, i giudici ( qadi) più importanti e gli arbitri in grado di dirimere le controversie minori fra privati ( hakam). L'isola venne suddivisa amministrativamente in tre valli: Val di Mazara, Val Demone e Val di Noto. Dopo l'invasione le etnie più significative presenti erano quella araba, quella berbera e quella persiana, con qualche raro elemento turco di provenienza centro-asiatica. Dal X secolo l'isola fu governata dai Fatimidi che avevano messo fine all'emirato aghlabide in Ifriqiya ai primi anni del X secolo. Quando questi si spostarono in Egitto, la conduzione dell'isola fu affidata con la più ampia autonomia ai loro fedeli emissari Kalbiti.

5 - La decadenza

Nello scenario di discordie e di instabilità creatosi, i Bizantini tentarono nel 1038 una riconquista con Stefano, fratello dell'imperatore Michele IV il Paflagone, il generale Giorgio Maniace, alcune truppe normanne e da esuli lombardi. La spedizione fu un insuccesso da un punto di vista strategico ma i risultati tattici conseguiti furono di grande importanza. Maniace infatti fu richiamato in patria nel 1040 a causa delle invidie che le sue imprese avevano suscitato e non poté più riprendere in Sicilia le sue azioni militari. Nel suo corpo di spedizione aveva però militato il normanno Guglielmo Braccio di Ferro che, tornato tra i suoi parenti, riferì delle meraviglie dell'isola e della possibilità di farsene un dominio a scapito dei musulmani. Fu così che nel febbraio 1061 i Normanni di Roberto il Guiscardo e, sul campo, dal fratello Ruggero, della famiglia degli Altavilla, sbarcarono a Calcara per iniziare le operazioni di conquista dell'isola. L'occupazione di Messina avvenne poco dopo e, nonostante l'arrivo di rinforzi dal Maghreb e l'eroica resistenza capeggiata da Ibn ?Abbad, la superiorità militare normanna a poco a poco s'impose in un'isola ormai preda delle contese tra i piccoli signorotti (qa?id) musulmani. La Sicilia diventò normanna al termine di 30 anni di guerra, con la caduta di Noto nel 1091. Palermo cadde nel 1072, al termine di un anno intero d'assedio.

6 - Le tracce rimaste sul territorio

Se nell'oggettistica le tracce musulmane sono numerose e visibili, in architettura invece il periodo islamico non ha lasciato tracce dirette di sé (anche se si discute dell'originalità del Bagno di Cefalà Diana e degli ambienti inferiori della Cappella Palatina). Il motivo risiede forse nel fatto che i musulmani in parte si erano limitati a destinare a nuovo uso e a modificare edifici e strutture preesistenti ma, assai più, fu la volontà di cancellare il ricordo del periodo islamico a guidare l'intento distruttivo delle nuove autorità dell'isola, messo in atto a partire dal periodo angioino. Molte testimonianze artistiche vennero così volutamente cancellate, così come avverrà più tardi nella Spagna della Reconquista cristiana e si salvarono pertanto i soli edifici con impianto architettonico realizzati dai Normanni ricorrendo a manodopera islamica, fra cui si possono ricordare il Castello della Zisa (dall'arabo ?Aziza, "Meravigliosa"), il Castello della Cuba (dall'arabo qubba, "cupola") di cui faceva parte la Cubula (la "piccola Cuba") - entrambe collocate in un complesso lacustre artificiale, circondato da un'estesa foresta, cui fu dato il nome di Jannat al-ar?, "Il giardino - o paradiso - della terra": il Genoardo. Si ricorderanno anche la Cappella Palatina (cioè di Palazzo) e il parco reale della Favara, dall'arabo Fawwara, "sorgente"). Inoltre parte delle architetture arabe fu anche riutilizzato nei secoli successivi ed inserito in altri contesti. Ad esempio nel portico sud della Cattedrale di Palermo si trova ancora una colonna con un'iscrizione araba, probabilmente originale, che riporta il versetto 54 della sura 7 del Corano, detta "del Limbo", che recita «Egli copre il giorno del velo della notte che avida l'insegue; e il so le e la luna e le stelle creò, soggiogate al Suo comando. Non è a Lui che appartengono la creazione e l'Ordine? Sia benedetto Iddio, il Signor del Creato!» [2]. Diverse e numerose tracce invece si notano nella lingua (specie nel lessico legato all'agricoltura e alle scienze idrauliche) e nella toponomastica.

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