STORIA DELLA SICILIA ARAGONESE

La dominazione aragonese in Sicilia iniziò formalmente il 26 settembre 1282, quando Carlo I d'Angiò, sconfitto dai siciliani e dall' esercito di Pietro III d'Aragona nei Vespri siciliani, lasciò l' isola per rifugiarsi a Napoli ; si concluse (sempre formalmente, perché la dominazione diventò spagnola) il 23 gennaio 1516, con la morte del re Ferdinando II di Aragona.

I Vespri Siciliani

Dal momento in cui re Carlo aveva messo piede in Sicilia, una serie di rivolte avevano minato il potere angioino sull'isola. Il fiscalismo esoso della nuova dinastia, la mancanza di sensibilità verso i problemi del popolo e i soprusi operati dalla classe dirigente si erano presto inimicati l'intera popolazione. Inoltre i papi, Clemente IV e Martino IV, furono accondiscendenti nei confronti di Carlo d'Angiò e ciò non facilitò la situazione. Dall'altra parte del mar Mediterraneo, nel regno di Aragona, la regina Costanza, figlia di Manfredi ed unica discendente della dinastia sveva, premeva il marito Pietro III d'Aragona per ritornare in Sicilia, dove la popolazione manteneva ancora il ricordo dello splendore raggiunto con il nonno l' imperatore Federico II.

La scintilla dell'inizio delle rivolte dette Vespri siciliani sbloccò la situazione. Il 31 marzo 1282 a Palermo iniziò una vera e propria carneficina di francesi. In loro difesa arrivò Carlo dal continente. Iniziò così l' assedio di Messina, che durò alcuni mesi senza nessun risultato. Giovanni da Procida, fido consigliere della famiglia Hohenstaufen anche in Spagna, fu uno dei principali protagonisti della rivolta e fu lui a favorire l'arrivo in Sicilia di Pietro III, a cui offrì la corona. Per questo sarebbe stato nominato Gran Cancelliere di Sicilia. Quest'atto significò la trasformazione della semplice insurrezione in un vero conflitto poltico fra Siciliani ed Aragonesi da un lato e gli Angioini, il Papato, il Regno di Francia e le varie fazioni guelfe dall'altra.

Sconfitto su tutti i fronti, Carlo d'Angiò fu costretto a ritirarsi nel settembre 1282. Pietro III fu così libero di impadronirsi del trono e di ottenere il titolo di Re di Sicilia. Mantenne però divise le corone di Aragona e Sicilia. In sua assenza nominò un luogotenente per sostituirlo. Si avvicendarono così nella conduzione del regno Alfonso III d'Aragona, Giacomo II d'Aragona e Federico III d'Aragona. La situazione politica, a vent'anni di distanza dalla prima rivolta, non era ancora chiara. Carlo II d'Angiò rivendicava ancora l'isola e gli Aragonesi, in difficoltà in Spagna, cercarono con un accordo con gli angioini una via d'uscita dal conflitto che si stava venendo a ricreare, abbandonando così i siciliani e le loro aspettative. In questo contesto il Parlamento Siciliano, riunito al Castello Ursino di Catania, elesse come Re di Sicilia Federico III d'Aragona, molto sensibile alle istanze della Sicilia. Il piano di alleanze fu stravolto: da questo momento i Siciliani continuarono la lotta sotto la reggenza di Federico, contro sia gli Angioini che gli Aragonesi di Spagna del Re Giacomo.

Il Parlamento siciliano in epoca Aragonese

Il Parlamento Siciliano composto da feudatari, sindaci delle città, dai conti e dai baroni era presieduto e convocato dal re. La funzione principale era la difesa dell'integrità della Sicilia, come valore massimo anche nei confronti dell'assolutismo del re e nell'interesse di tutti i siciliani. Il re, infatti, non poteva stringere accordi di qualunque natura (politica, militare o economica) ne dichiarare guerre senza aver prima consultato ed ottenuto l'approvazione dell'organo parlmentare che, per costituzione, doveva essere convocato almeno una volta l'anno nel giorno di «Tutti i Santi». Il Parlamento costituzionalmente aveva il compito di eleggere il re e di svolgere anche la funzione di organo garante del corretto svolgimento della giustizia ordinaria esercitata da giustizieri, giudici, notai e dagli altri ufficiali del regno.

La pace di Caltabellotta

Nel 1302 si firmò la pace di Caltabellotta, che divideva il meridione italiano in regno di Trinacria (solo l'isola), affidato a Federico ed Eleonora d'Angiò (figlia di Carlo II), e quello di Sicilia (la penisola), guidato da Carlo. Federico, affidata la corona al figlio Pietro, cercò di aggirare la pace e la guerra riprese. Si riuscì a trovare un accordo finale solo alla morte di Pietro ( 1342), quando salì al trono il figlio Ludovico sotto tutela di Giovanni d'Aragona. Fu probabilmente grazie alla diplomazia di Giovanni che si raggiunse un primo accordo di pace con gli Angioini detto la « Pace di Catania » l' 8 novembre 1347. Ma la guerra fra Sicilia e Napoli si sarebbe chiusa solo il 20 agosto 1372 dopo ben novanta anni, con il Trattato di Avignone firmato da Giovanna d'Angiò e Federico IV d'Aragona con l'assenso di Papa Gregorio XI.

Casato di Barcellona

Il cosiddetto casato di Barcellona (a cui appartenevano tutti i regnanti d'Aragona) continuò fino al 1410. A Ludovico successe Federico III il semplice. Federico lasciò il regno alla figlia minorenne Maria nata dal matrimonio con Costanza figlia del re Pietro IV d'Aragona, affiancata da quattro vicari: Artale Alagona, Guglielmo Peralta, Francesco Ventimiglia e Manfredi Chiaramonte. Artale Alagona scelse per la giovane regina Maria la residenza del castello Ursino di Catania, progettando di darla in sposa a Galeazzo Visconti, duca di Milano. Ma la fazione capeggiata dai Ventimiglia, baroni d’origine catalana, volevano che sposasse Martino figlio del duca di Monteblanc presunto erede del trono aragonese. Il rapimento di Maria portato a termine da Gugliemo Raimondo Moncada fece fallire i progetti del Gran Giustiziere del regno e permise il matrimonio della regina con Martino di Monteblanc. Re Martino, dopo la morte di Maria avvenuta nel 1402, sposò Bianca, erede del trono di Navarra, che scelse di stabilirsi a Catania assieme alla corte. Ma Martino muore a Cagliari nel 1409 all’età di 33 anni e a lui succede il vecchio padre Martino duca di Monteblanc che però morirà l’anno successivo.

Dinastia Trastamara

Il primo re Trastamara fu Ferdinando I il giusto. Con la sua elezione come re di Aragona, Valencia e Catalogna la Sicilia fu dichirata provincia del regno aragonese. La vedova regina Bianca fu confermata “vicaria”. La Sicilia quindi non fu più un Regno ma solo una provincia e sarebbe rimasta così fino alla dominazione borbonica. Il successore di Ferdinando I, Alfonso il Magnanimo riunì il 25 maggio 1416, nella sala dei Parlamenti di castello Ursino tutti i baroni e i prelati dell’isola per il giuramento di fedeltà al sovrano e fino al 30 agosto vi si svolsero gli ultimi atti della vita politica che videro Catania come città capitale del regno. Lo stesso re Alfonso permise la nascita a Catania dell’Università più antica della Sicilia o Siciliae Studium Generale ( 1434). Nel 1442 Alfonso conquistò il Regno di Napoli assumendo il titolo di Rex Utriusque Siciliae e unificando anche formalmente i due regni. Gli ultimi due re sono gli stessi del regno d'Aragona: Giovanni I e Ferdinando II, che con le nozze con Isabella di Castiglia unifica la corona di Sicilia a quella di Spagna. È il 1516.

INDIETRO VIAGGI HOME PAGE