STORIA DELLA SICILIA BORBONICA

Dopo il Congresso di Vienna del 1815 che restaurò i monarchi europei sul trono che avevano perduto durante l'epoca napoleonica, il re Ferdinando I°, già re Ferdinando IV di Napoli e di Sicilia, si fece attribuire il Regno di Napoli che aveva perduto nel 1806 e l' 8 dicembre 1816 unì i due regni creando così il Regno delle Due Sicilie. La soppressione formale del Regno di Sicilia fece nascere in tutta la Sicilia un movimento di protesta e il 15 giugno del 1820 gli indipendentisti insorsero e istituirono un governo a Palermo (18-23 giugno), presieduto dal principe Paternò Castello, il quale ripristinò la Costituzione approvata nel 1812 con l'aiuto degli Inglesi. Il re inviò un esercito, sotto gli ordini di Florestano Pepe e Pietro Colletta, il 7 novembre 1820 riconquistando l'isola e ristabilendo la monarchia assoluta. Un altro moto indipendentista scoppiò a Palermo nel 1848, promosso dalla massoneria liberale che combattè l'assolutismo monarchico e gli interessi britannici che miravano ad avere un protettorato siciliano. Il re concesse la costituzione mentre l'indipendentismo venne represso. Malgrado questi avvenimenti, negli anni del Regno delle Due Sicilie, la Sicilia conobbe un grande sviluppo economico ed industriale, diventando una delle regioni più ricche d'Italia. Il Regno delle Due Sicilie, secondo l’Exposition Universaille de la science di Parigi, era tra il 1855 e il 56 il terzo stato più industrializzato del mondo dopo l' Inghilterra e la Francia e aveva la terza flotta commerciale del mondo.Aveva,inoltre,un buon sistema di comunicazione stradali e persino ferroviarie (dopo la Napoli-Portici che fu la prima ferrovia costruita nell'attuale territorio italiano, fu realizzata dai Borboni la Messina-Catania)che consentivano il trasporto delle merci ai porti mercantili di Catania, Riposto, Messina che erano fra i più attivi del Mediterraneo. Il commercio dello zolfo (il petrolio dell'epoca), del sale, della seta, dell' argento, dei marmi, degli agrumi, del grano (la Sicilia sin dal tempo dei Romani era il "granaio d'Europa") l'industria e l'ingegneria marittima, facevano dell'isola una delle più ricche ed industrializzate regioni d'Italia. Il Banco di Sicilia e quello di Napoli avevano assieme i due terzi dell' oro e della ricchezza di tutta l'Italia: gli stati più poveri invece erano in nord Italia dove era presente anche una grande emigrazione verso l'America meridionale (in particolare, l' Argentina). La migrazione a quel tempo non esisteva al Sud, dove era assai modesta. Con l'annessione al Regno del Piemonte 1860, al posto delle monete d'oro e d'argento fu introdotta la carta-moneta, il servizio di leva obbligatorio,la tassa sul grano macinato, quindi sul pane e sulla pasta (che era il cibo dei poveri). Per una politica sabauda filo-francese furono chiuse persino le cave d'argento come quella di Allume in provincia di Messina che dava lavoro ad 800 operai. Fu distrutta l'industria del baco da seta per consentire che nelle regioni del lombardo-veneto, appena uscite dalla dominazione asburgica, potessero decollare le industrie manufatturiere grazie anche ad una politica di crediti concessi dal governo sabaudo che incamerò anche il tesoro del Banco di Sicilia e del Banco di Napoli unendo le due antiche banche in una sola banca per un certo periodo di tempo. Furono anche abbandonate le vie di comunicazione (strade e ferrovie) che consentivano il trasporto delle merci nei porti che, ben presto, sforniti di merci, persero importanza.

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